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La situazione economica di una popolazione é
frutto di una serie di eventi che nel corso dei secoli hanno plasmato e creato le
condizioni che attuali. |
La nostra storia economica della Puglia inizia dal
IV secolo a. C.: sia pur avendo come unico riferimento la ricerca archeologica, si può
affermare con tranquillità che in quell'epoca nel nostro territorio era diffuso il
sistema Città Stato, anche se in molti casi si trattava di unacropoli, cioè
di una fortezza circondata da gruppi di case sparse: poco più, quindi, di un villaggio
dal punto di vista urbano. |
Dal XII secolo Normanni, Svevi, Angioini ed Aragonesi si disputarono
lItalia meridionale, attrattivi tutti dalle sue floride potenzialità economiche.
Lagricoltura della regione, in particolare, sera vista valorizzata e
potenziata dai dissodamenti di terre incolte, da opere di miglioria e di bonifica, da
impianti di vigneti, oliveti ed alberi da frutta. Una quota non marginale di questi
prodotti aveva preso la via delloriente. La produzione cerealicola si rilevava
spesso insufficiente a soddisfare contemporaneamente le esigenze del mercato regionale e
le richiesta degli esportatori, almeno di vino non si pativa alcuna penuria. Con l'avvento
dei Normanni la proprietà rurale subì un processo di ridistribuzione che sfociò nella
creazione di una scala gerarchica feudale. Agli antichi proprietari da nomi latini, greci,
longobardi, che aggiunsero gradualmente signori dai nomi franco - normanni costituirono la
nuova aristocrazia fondiaria, dotata di ampi poteri giuridici e militari. A parte ciò,
nelle campagne pugliesi, dalletà normanna a quella aragonese, riscontriamo una
sostanziale continuità delle forme della proprietà rurale: dalla grande proprietà al
campo affidato alla conduzione di coltivatori semiliberi, dalla terra demaniale alla
piccola azienda familiare: la piccola e media proprietà, in età feudale, rimane la
cellula produttiva fondamentale delleconomia agraria pugliese. Dal XIII secolo ha
inizio quel processo, che sempre più si andrà evidenziato in età moderna, per cui il
barone pugliese è spesso, allo stesso tempo, percettore di rendita feudale ed elemento di
spicco nellambito della mercantilizzazione del prodotto agricolo. Il rapporto tra
economia feudale ed economia mercantile, è tra gli ultimi secoli del Medioevo e i primi
delletà moderna, la caratteristica principale delleconomia pugliese.
Nelleconomia medioevale, cali di produzione e annate di carestie erano sempre dietro
langolo: la Puglia fu colpita da non meno di una cinquantina di annate di magri
raccolti e fenomeni di vera e propria carestia.
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Nei secoli dal V al IX la Puglia, come la maggior parte dei territori dellEuropa occidentale, fu interessata dal fenomeno della ruralizzazione della vita economica e sociale. Tra i caratteri fondamentali dellorganizzazione del territorio agrario pugliese, è da sottolineare lesistenza di grandi proprietà terriere, in particolare nelle zone cerealicolo- pastorali (Capitanata e Salento); nonché di grandi proprietà incolte. Nella produzione agricola pugliese un posto di primo piano continuava ad occupare la cerealicoltura, ancora praticata su larga scala nelle zone distinte da un clima arido. Ma gli spazi incolti, le terre abbandonate alla vegetazione spontanea e al pascolo, guadagnavano terreno, insieme alla pastorizia transumante e allallevamento suino ed ovino; parallelamente, andava crescendo la produzione di formaggi, lane, pelli e cuoio. Le attività pastorizie, si qualificavano tra le più redditizie; contemporaneamente cresceva il fenomeno del banditismo, tanto che lesigenza della sicurezza e della difesa si rivela un dato costante nella storia delle campagne e degli insediamenti pugliesi alto medioevali. Le località costiere come quelle delle zone interne assunsero perciò ben presto i connotati del castrum, o borgo fortificato. Alcuni dei centri più importanti della regione vennero abbandonati soprattutto verso il VII secolo, allepoca, cioè della lenta avanzata longobarda che ridusse la presenza bizantina in Puglia al solo Salento. In questo periodo assunsero grande importanza le vie di comunicazione che permettevano lo sviluppo dei traffici e delle attività mercantili. La posizione geografica della Puglia, e gli avvenimenti politici che la interessano nei secoli dellalto Medioevo, ne hanno privilegiato, quasi senza soluzione di continuità il rapporto con il mondo mediterraneo ed orientale. Anche nelletà della più estesa penetrazione longobarda, il contatto con i ricchi mercanti orientali rimase costantemente assicurato dal porto di Otranto, che dunque che ben si meritò la qualifica di città adatta ai commerci (apta mercimoniis). Questo contatto venne sempre più rinsaldato a partire dagli ultimi anni del secolo IX, nelletà che è stata chiamata della seconda conquista Bizantina. Pur essendo una zone periferica dellImpero Bizantino, o forse proprio per questo, la Puglia riuscì in quel periodo a porsi come concreta cerniera tra Oriente ed Occidente. I legami con lOriente impedirono che essa scivolasse verso una produzione di beni destinati al solo consumo interno, e le permisero anzi, soprattutto tra il IX e l'XI secolo, di incamminarsi verso livelli produttivi più elevati. Ma era nella piccola e media proprietà il fondamento più solido, ampio ed efficiente della produzione rurale pugliese. Negli artigiani, nei piccoli funzionari e commercianti, che continuavano a possedere la terra e spesso a coltivarla, nei contadini liberi e nei pàroikoi, che mettevano a frutto terreni di altri, vanno ricercati non soltanto la causa dellincremento della produzione e della produttività del suolo, ma anche il carattere specifico della struttura sociale della regione, ed il motivo della forte resistenza di quella società a trasformarsi in una società di tipo feudale. Gli intensi commerci avviarono fenomeni sociali ed aprirono contraddizioni nuove sia nelle campagne che nelle città pugliesi.Il centro delle vita urbana continuava ad essere la sede dei rappresentanti dellautorità politico-militare e di quella ecclesiastica. Vescovo ed alto clero, funzionari ed ufficiali imperiali, ora uniti da reciproci interessi, ora in posizioni di aperta sfida, dirigevano i momenti fondamentali dello sviluppo urbano. |
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Questa fase storica segnò il passaggio in una parte del nostro continente dallancien règime a rapporti sociali e modi di produzione capitalistici ed ebbe nello sviluppo degli scambi e in una notevole espansione produttiva e demografica le manifestazioni più evidenti di una crescita che sarebbe sfociata nella duplice rivoluzione, economica e politica, degli ultimi decenni del secolo. Anche il regno di Napoli partecipò a questo processo. Le differenze emerse o accentuatesi nei secoli precedenti tra le diverse province ed allinterno di ciascuna di esse facevano della Puglia una regione poco omogenea per assetto produttivo e strutture sociali non meno che per condizioni ambientali, tutti fattori capaci di condizionare in modo determinante le forme dellinsediamento umano e le tendenze dellevoluzione demografica. Non meno evidenti erano le differenze quanto a dimensioni e grado di complessità delle strutture sociali e produttive dei comuni pugliesi. In Terra di Bari e, in minor misura, nel Tavoliere e nella fascia settentrionale di Terra dOtranto erano numerosi i centri abitati di media e grandi dimensioni. Soprattutto nel Salento invece, a sud della linea Brindisi Taranto, la popolazione viveva in piccoli borghi rurali con una struttura economico- sociale poco articolata, addirittura elementare, caratterizzata da una schiacciante prevalenza delle attività agricole cui facevano modestissimo contrappeso un artigianato povero (nel Salento molto diffusa era la lavorazione a domicilio dei tessuti di cotone) ed un commercio al minuto appena sufficiente a soddisfare le esigenze del consumo sociale. In altre parole possiamo dire che lo sviluppo economico e lincremento demografico hanno proceduto con ritmo diverso nelle tre provincie pugliesi: mentre la Terra di Otranto accentuò, soprattutto nella parte meridionale, il suo carattere di area marginale, la Capitanata diede prova di ben maggiore dinamismo; invece la Terra di Bari realizzò, anche se in un arco di tempo lungo, uno sviluppo equilibrato e costante. Dopo la peste del 1656, che ebbe effetti meno devastanti nella penisola salentina, le tre province pugliesi recuperarono già negli ultimi decenni del secolo gran parte delle perdite registrate. Questa progressione fu diversamente ritmata: rapida nella Capitanata, lenta nella Terra di Bari e lentissima nella Terra dOtranto. Questo spiega il perché di divaricazione comportamentali, economiche e demografiche nelle tre province pugliesi. Nella prima meta del Settecento, un ciclo produttivo insolitamente favorevole e regolare per lagricoltura di ancien règime consentì un periodo prolungato di adeguata disponibilità di alimenti relativamente a buon mercato per una popolazione di certo in aumento ma che non aveva ancora raggiunto il livello di guardia nellequilibrio fra produzione e fabbisogno. Verso la metà degli anni '50 cominciò un periodo di gravi perturbazioni atmosferiche del ciclo produttivo. Negli anni '70-'80, si ebbe però anche una certa espansione delle colture arboree ed in particolare delloliveto. Spettava sempre a Terra dOtranto, in particolare a Gallipoli, il primato della produzione e del commercio dellolio; tuttavia il rapporto tra la produzione ed il commercio dellolio salentino ed il mercato napoletano ed internazionale conservò, anzi accentuò quelle caratteristiche coloniali che, unitamente alla singolare arretratezza delle tecniche di produzione, trasformazione e conservazione del prodotto ed ai gravosi vinicoli derivati dallesazione dei diritti feudali di decima e di monopolio dei trappeti, frenarono notevolmente lo sviluppo di questo settore produttivo.
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I secoli XVI e XVII segnano per la storia economica e sociale della Puglia, se non la fase costituente di una identità regionale, certamente il periodo in cui si stabiliscono precisi rapporti fra le tre province storiche: Terra di Bari, Capitanata e Terra dOtranto. Tra gli anni 30 e gli anni 80 e 90 del Cinquecento, in tutto il Viceregno di Napoli, si registra un aumento della popolazione, che sul finire del secolo risulta quasi raddoppiata, mentre la Provincia di Terra dOtranto registra un incremento di appena il 61%. Cerealicoltura e pascolo per la centralità del loro ruolo nel quadro delleconomia generale dei possedimenti spagnoli nel Mediterraneo caratterizzano l'economia Pugliese come essenzialmente feudale, in base alla quale alla promozione di una consistente attività armentizia fa riscontro un uso latifondistico della terra ad opera o di alcuni grandi enti ecclesiastici o della locale nobiltà feudale. Dalla espansione economica citata risulta già nel Cinquecento fortemente distaccata la provincia di Terra dOtranto; lolio costituisce lunica ricchezza reale della gente otrantina; ma la ricchezza, concentrata nelle mani di pochi mercanti, risulta sottoposta sia ai gravami feudali che al peso della speculazione mercantile Mentre Taranto e per alcuni aspetti Brindisi, Ostuni e Gallipoli, presentano una dinamicità economica e una resistenza demografica più elevata ai colpi della crisi secentesca, Lecce mostra gravi sintomi di recessione demografica sin dai primi del Seicento ed è la città che "nel giro di un decennio, tra il 1620 e il 1630 perse oltre un terzo della sua popolazione. La città di Lecce con suo barocco precoce si avvierà così ad esprimere nelle forme più compiute le condizioni di una classe dirigente feudale miserabile ma pretenziosa, e di ceti subalterni sfruttati e disperati. Il crollo demografico di Lecce a metà Seicento rispetto alla capacità di tenuta prima e di ripresa dopo di Bari costituisce, il segno più evidente dellavvio di un dualismo di sviluppo nellinterno stesso della Puglia.
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Gli anni immediatamente successivi all'unificazione italiana segnano
per la Puglia, e in generale per il Mezzogiorno il definitivo assestamento e
consolidamento dei rapporti di proprietà definiti dal secolare processo di
privatizzazione delle terre ad opera della grande borghesia agraria. Anche la Puglia è
così interessata da quel grande momento conclusivo del processo di privatizzazione delle
terre che si esplicita nella seconda definitiva liquidazione dei beni dellasse
ecclesiastico. Agli esclusi dallimmensa ondata speculativa non rimase che attestarsi
in unarea sociale che li vedeva precari possessori di minuscoli appezzamenti,
perennemente sullorlo della definitiva bracciantizzazione. Ad essi non restò che la
fiammata del brigantaggio ed il successivo assoggettamento al dominio borghese. Risulta
facilmente comprensibile, a questo punto, il fatto che il paesaggio agrario continui ad
offrire il quadro di una prevalente cerealicoltura, che dominante in assoluto in
Capitanata, é temperato dalla consistente presenza di oliveti e vigneti nelle provincie
di Bari e di Lecce. Elementi costitutivi della prevalente economia agricola pugliese
continuano ad essere la masseria e il latifondo, attorno a cui ruotano i
minuscoli appezzamenti fondiari di contadini precari sempre sullorlo di una
definitiva proletarizzazione. Le basi distorte del meccanismo di sviluppo
delleconomia pugliese, fondata sulla preminenza della rendita parassitaria e sulla
cerealicoltura estensiva, cominciano infatti ben presto a scricchiolare di fronte alla
sempre più massiccia concorrenza dei grani statunitensi > Proprio questa crisi
granaria costituisce il primo banco di prova per la borghesia fondiaria pugliese, che
avvia un processo di riconversione delleconomia della regione tutto a spese delle
classi contadine e bracciantili, dislocandosi perciò stesso su un terreno di progressiva
spietata reazione. La crisi granaria, dunque, e in secondo luogo la grande richiesta di
vini pugliesi originata dalla crisi della viticoltura in Francia e in alcune regioni
italiane a causa della fillossera stimolano a una trasformazione del seminativo e
dellincolto in vigneto. Il contratto di miglioria fu lo strumento di questa
trasformazione. Al colono veniva assegnato per una durata variabile dai 10 ai 25 anni uno
dei tanti lotti in cui veniva frammentato il latifondo incolto o dato a cerealicoltura
estensiva. Il conduttore si impegnava a introdurre nuove colture arboree o arbustive, dei
cui frutti però molto difficilmente avrebbe potuto godere a lungo, sia per il canone
annuo molto elevato, sia per la possibilità riconosciuta al proprietario di rescindere il
contratto e scacciare il colono, senza risarcimento alcuno per le migliorie apportate nel
caso di mancato pagamento per un anno del canone fissato. |
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