Lecce, pur rimanendo l'ultimo capoluogo dell'interminabile versante
adriatico, dove si percepiscono i confini di un'Europa che si proietta verso il mondo
misterioso ed affascinante d'Oriente, deve la sua notorietà di antica data, ma di recente
scoperta, alla presenza del suo barocco. Capriccioso ma non violento, giocoso senza essere
fastidioso, esuberante e non eccessivo, delicato e discreto come una vaporosa sopraveste
che ricopra un corpo ambrato dal sole. Per cui le atmosfere, le proiezioni delle ombre e
delle colorazioni che si modulano sull'asfalto o che abbruniscono la pietra a volte
logorata dal tempo, producono un effetto di impalpabile piacevolezza e di sorprendente
imprevisto per tutto quello che la città rivela. Merito, forse, di una pietra locale,
calcarea, morbida e plasmabile, così come si continua a dire tuttora, ma senz'altro
maestrìa di artigiani, di scalpellini, di ideatori, di architetti che, a seconda dei
casi, misurati e sobri, fragorosi e crepitanti, eleganti e raffinati, hanno scritto col
bulino un testamento fantastico e pittoresco finché si vuole, ma di lucida razionalità e
contraddizione, di sogni e di aspettative, di coinvolgimenti culturali, religiosi, storici
e di valenze geografiche. Allora la descrizione del fenomeno "barocco leccese"
diventa superflua quando si pensi alla sua originalità ed alla sua unicità e quando,
dopo numerosissimi dibattiti, lo si è finalmente svincolato da ascendenze di matrici
spagnole. La città si offre come un palcoscenico di pietra dove, di volta in volta,
appaiono mascheroni, volute, figurazioni di santi, cariatidi e telamoni, ippogrifi e tiare
papali, putti e pastorali, canestri ridondanti di fiori e di frutta. Tale è il volto
secolare eppure mutabilissimo di Lecce, un volto che sembra rinnovarsi passo dopo passo
agli occhi di chi visita questa città: teatrale, civettuola e fantasiosa, e, come sempre,
in festa.
Piazza S. Oronzo è il luogo più frequentato e più vivace della città, un
tempo chiamata la piazza dei mercanti o piazza civica per distinguerla e
caratterizzarla dalla piazza sacra ossia il cortile del Vescovado. Nonostante i
ripetuti sventramenti e rimaneggiamenti subiti per far posto a banche ed uffici che
attualmente la circondano, la piazza conserva l'atmosfera di piccola "city" e
luogo d'incontro. Nelle sere estive non è raro trovare più gruppi sull'ampio marciapiede
ovale a parlare del più o del meno. Calpestano, non volendo, la riproduzione dello stemma
municipale: la lupa passante sotto l'albero di leccio coronato. Intanto la Piazza, dal
1871, è dedicata al Patrono, Sant'Oronzo, la cui statua alta circa cinque metri
rifatta a Venezia nel 1739, poggia sulla colonna donata alla città di Lecce da
quella di Brindisi, dove segnava il termine della Via Appia.
Sullo stesso piano si appoggiano l'una all'altro la Chiesetta di S. Marco (1543)
ed il Sedile (1592). Il Sedile era l'antico "seggio della città"
ossia il municipio, che vi risiedette fino al 1851 e, successivamente, fu sede della
Guardia Nazionale, dell'Ufficio di Pubblica Sicurezza e, nel 1898, del Museo Civico.
Un lato del Sedile si affaccia sull'Anfiteatro Romano. Questo, di stile
vitruviano, si fa risalire al IIsecolo d.C. durante l'impero di Adriano. Mentre si
eseguivano le fondamenta del Palazzo della Banca d'Italia (1900), furono scoperti
casualmente dal prof. Cosimo De Giorgi, identificati e riportati in luce, alcuni avanzi
della costruzione. Di fronte all'Anfiteatro, sul lato est della Piazza, è la Chiesa
di S. Maria della Grazia (1590-1606).A pochi passi si presenta la grandiosa mole
del Castello di Carlo V. Fu costruito nel 1539 attorno all'antico torrione
edificato dal normanno Accardo, conte di Lecce, ed inglobato nel castello stesso. Il
maniero, così come si presenta, è il testimone di due epoche: il mastio (all'interno)
dell'epoca normanna, e la cinta esterna trapezoidale (dei tempi di Carlo V), costruita su
disegno dell'architetto Gian Giacomo dell'Acaya. Ai lati ha quattro robusti baluardi. È
munito di due ingressi opposti: uno, quello principale o di campagna, sulla odierna Piazza
delle Poste; l'altro, quello posteriore o di città, sulla Via XXV Luglio. Prima di
giungere in Piazza Duomo, percorrendo il Corso V. Emanuele, si incontra la Chiesa di
S. Irene, meglio conosciuta dai leccesi come i "Teatini". |
Tre grandi statue da una parte ed altrettante dall'altra
sormontano i propilei d'ingresso del "luogo sacro" per eccellenza, Piazza
Duomo o, come familiarmente la definiscono i leccesi, il cortile del Vescovado. Il
Campanile, la Cattedrale, il Palazzo del Vescovo ed il Seminario sono le strutture
architettoniche che la costituiscono e che danno all'insieme un'impronta di scenografica
bellezza. Il Campanile (1661-1682), coi suoi 70metri di altezza, sbircia il vicino
mare Adriatico, tant'è che fu utilizzato come vedetta da dove un uomo, in funzione di
guardia, poteva avvistare le navi nemiche. Della Cattedrale (dedicata all'Assunta)
(1659-1670) è tipica la facciata secondaria in asse con l'ingresso alla piazza, più
ricca decorativamente rispetto alla principale. Una statua di S. Oronzo campeggia sotto
l'arco trionfale. Situata com'è di fronte all'ingresso dell'immenso cortile, attira con
immediatezza l'attenzione di chi vi entra. Attiguo alla Cattedrale è il Palazzo del
Vescovo, che Emanuele Manieri, architetto di fiducia di Monsignor Alfonso Sozy Carafa,
rivide con un progetto più solenne, degno della funzione dell'edificio e dei prelati che
avrebbe ospitato nel tempo. Il Palazzo del Seminario è uno dei più importanti
monumenti dell'architettura barocca leccese. Fu edificato su disegno di G. Cino (1694),
che seppe infondere alla facciata un tocco di particolare eleganza e raffinatezza pur
coprendola di festoni, di volute e di simboli tipicamente barocchi. Nel bel cortile
interno pose il fastoso pozzale somigliante ad un canestro ricco di frutta, fiori e pingui
puttini. Svoltando a sinistra sulla Via G. Libertini, in successione Chiesa di S.
Teresa, Chiesa di S. Anna, Basilica di S. Giovanni Battista (detta del Rosario). |
Porta Rudiae. È una delle due porte più
antiche della città. Conduceva alla distrutta, antica Rudiae (in dialetto Rusce),
distante appena 4 Km da Lecce, e perciò ebbe questa intitolazione. Da Porta Rudiae si
possono percorrere i viali extramurali, fiancheggiati da ridenti villini, alcuni dei
quali, come in Viale Gallipoli e Viale Lo Re, in stile liberty. Il Viale dell'Università
(ex V.le Taranto) conduce a Porta Napoli ed alla Chiesa dei SS. Niccolò e Cataldo.
Tuttavia, appena fuori la Piazza Duomo, in linea retta, percorrendo la Via Palmieri,
appena a sinistra il Palazzo Spada, Palazzo Marrese (P.tta I. Falconieri)
Palazzo Palmieri (Via Palmieri).Il palazzo ha importanza storica in quanto
ospitò nel 1807 e nel 1813 rispettivamente Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat, il
quale, a ricordo dell'ospitalità ricevuta, col diamante del suo anello incise il proprio
autografo sullo specchio di una mensola. Proseguendo lungo la via Palmieri
Teatro Paisiello. Fu detto il "Teatro Nuovo", costruito in
poco meno di due mesi ed inaugurato il 4 novembre 1758, tale era l'esigenza della città
dell'epoca di avere un luogo teatrale dignitoso e confortevole. Fu acquistato dal Comune
che promosse il suo ingrandimento ed abbellimento (arch. O. Bernardini) e lo intitolò
all'illustre musicista Paisiello.
Porta Napoli. È detta anche Arco di Trionfo. Fu innalzato nel 1548
in onore dell'Imperatore Carlo V, in occasione di una progettata e mai compiuta visita a
Lecce.
Obelisco. Al centro di un piazzale da dove si dipartono i viali extramurali
ed altre arterie cittadine, sorge questa guglia alta circa 10 metri ed innalzata nel 1822
per Ferdinando I, Re delle Due Sicilie. Proseguendo per via S. Nicola e superando
l'imponente ingresso del Cimitero, di stile dorico (disegno di B. Torsello e V. Pergola),
dopo aver percorso il viale interno, si trova la |
Chiesa dei SS. Niccolò e Cataldo con
l'attiguo ex Convento degli Olivetani. È certamente una delle più rilevanti espressioni
dell'architettura normanna. Fu fondata per volontà di Tancredi d'Altavilla, Conte di
Lecce, nel 1180, come riporta l'epigrafe dell'architrave posta sotto sei testoline di
angeli. da Piazza Arco di Trionfo, attraverso Via delle Bombarde, si giunge alla Corte
Conte Accardo dov'è la Chiesa di S. Giovanni Evangelista e Monastero delle
Benedettine entrambi edificati per volontà di Accardo, conte di Lecce, nel 1133.
Chiesa di S. Maria di Costantinopoli (comunemente detta di S. Angelo).Pur
nella sua incompletezza ha una facciata singolare ed interessante nell'insieme,
vivacizzata tra l'altro dalla trabeazione animata da puttini reggi-lettere che, lette di
seguito, formano la dedicazione del tempio: "Deiparae Costantinopolitanae ab initio
dicatum et raedificatum" 1663. Dalla Via V. De' Prioli tracciata nel 1548 e
definita nel '600 "via Nuova degli Angeli" , che conserva tuttora episodi
architettonici cinquecenteschi, si giunge alla Piazza dei Peruzzi, dove si prospettano il
Palazzo Lopez y Royo e la Chiesa di S. Maria degli Angioli (comunemente
detta di San Francesco di Paola) 1481-1536.
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Ritornando su via V. De' Prioli,
attraverso P.tta G. Baglivi, la Chiesa di S. Maria della Provvidenza (comunemente
detta delle Alcantarine) 1703. All'inizio della via Conte Gaufrido, a destra, il Palazzo
Gorgoni dal caratteristico coronamento merlato sovrastante una decorazione ad archetti
contenenti conchiglie. La Via C. Gaufrido si innesta con la Via Idomeneo, dove si
affacciano altri significativi edifici privati: al n. 23 il cinquecentesco Palazzo
Della Ratta; al n. 36 Palazzo Gorgoni, settecentesco, con loggia a tre archi. A
sua volta, Via Idomeneo confluisce con Via F.A. D'Amelio che conduce alla Chiesa del
Gesù.Esemplare dell'architettura della Controriforma, più nota come il Buon
Consiglio, fu costruita a partire dal 1575, su disegno del Padre Gesuita Giovanni De
Rosis. Sulla via F. Rubichi l'ex Palazzo del Tribunale. Di fronte il Palazzo Carafa sede
del Municipio. Appena di fronte alla Chiesa del Gesù si apre la piazzetta che prende il
nome dal Duca Sigismondo Castromediano (1811-1895), effigiato nel monumento al centro
della stessa, opera pregevole dello scultore Antonio Bortone. Quindi, dopo Piazzetta G.
Riccardi, la Basilica di S. Croce. È la chiesa ritenuta giustamente il più
famoso e tipico esempio del barocco leccese. È, infatti, un'esplosione della fantasia che
prende forma nella docile pietra locale, sulla quale l'intaglio si traccia facilmente con
il bulino. La facciata non si può decifrare che lentamente, tanto è stupefacente il
sovrapporsi ed il susseguirsi di figure e di simboli; dai puttini reggi-tiare alle aquile,
dai santi nelle nicchie ai draghi-mensoloni, in un carosello di angeli, di fiori, di
frutta e di figure. Alla ricchezza decorativa dell'esterno si contrappone la semplicità e
l'equilibrio dell'interno; pieno di slancio, armonico, luminoso, sereno come quello di una
chiesa brunelleschiana e rivestito di una ornamentazione moderatamente fastosa, ma sempre
di buon gusto. Naturale proseguimento della chiesa è l'ex Convento dell'ordine dei
Celestini, oggi sede del Palazzo del Governo. Di fronte il Palazzo Loffredo
Adorno (Via Umberto I). Edificio del Cinquecento.
Proseguendo, all'incrocio delle Vie Principi di Savoia e Umberto I, sulla destra, vi è il
rione "chiesa greca" con il tempio omonimo. Ricostruita su una precedente
cappella dedicata a S. Giovanni, nel 1765, fu adibita a parrocchia per i numerosi
greco-albanesi giunti a Lecce profughi dalle loro terre d'origine per sfuggire al dominio
turco.
Dalla "chiesa greca", ritornando su Via Umberto I, superata la Basilica di S.
Croce, attraverso la Via dei Templari, in diagonale oltre la Piazza S. Oronzo, la Chiesa
di S. Chiara con l'ex Convento delle Clarisse. Di fronte il Monumento a
Vittorio Emanuele Da Via degli Ammirati attraverso Via Paladini (Pal. Romano) e
Via dei Conti di Lecce (Pal. Penzini, Morisco, Lecciso), superato sulla destra il
Palazzetto Carrozzo (concavo, per permettere alle carrozze di eseguire agevolmente
qualsiasi manovra uscendo dall'edificio dirimpettaio), svoltando a sinistra, vi è il Teatro
Romano. Si fa risalire al periodo augusteo. Si presume contenesse 5.000
spettatori; fu edificato per un pubblico più colto, sensibile alla cultura ellenica. Lo
scavo, iniziato nel 1929 ed ultimato nel 1938, ha portato alla luce gran parte della cavea
e l'orchestra. La scena doveva essere particolarmente ricca di rivestimenti marmorei e
fastosa la sua decorazione. Oppure, alla fine di Via dei Conti di Lecce, la Chiesa
di S. Matteo . Un contrasto di linee, tra un piano e l'altro della facciata che è
convessa all'entrata e concava al piano superiore, caratterizza questa chiesa, insolita
rispetto a tutte le altre che si definiscono barocche per la decorazione esterna poiché
conservano un impianto di stile rinascimentale.
Porta S. Biagio ricostruita nel 1774, come risulta dall'incisione sul
fronte, e dedicata a S. Biagio, cittadino leccese e Vescovo di Sebaste. Sul lato destro
della Porta si apre la via "dietro le Beccherie Vecchie" (dietro gli antichi
macelli) che conduce alla Chiesa e Monastero della Madre di Dio e S. Nicolò meglio
nota come le Scalze, dall'ordine delle Carmelitane Scalze che vi si stabilirono. La chiesa
ed il convento sono dei primi decenni del sec. XVII (1629-1631). Dalle Vie C. Russi, R.
Caracciolo, nella Piazzetta Tancredi vi è la Chiesa della Madonna del Carmine . Si
trova incastonata tra un'abitazione e l'ex Convento dei Carmelitani (1711). Maestosa e
incompiuta si eleva la torre campanaria (1722) dove fino al 1862 funzionò il telegrafo ad
asta.
Ritornando su Via R. Caracciolo, superata Via V. Cairoli,
su Viale Gallipoli il Museo Archeologico Provinciale "Sigismondo
Castromediano". Si deve al collezionismo, all'erudizione ed alla passione del
suo promotore: il Duca Sigismondo Castromediano di Cavallino, che vide attuato il suo
sogno nel 1868, anno di fondazione del Museo a lui intitolato. L'interesse particolare a
cui fa appello il Museo è fornito da diversi vasi: coppe "a figure nere" ed
"a figure rosse", crateri ed oinochoe figurate. Non meno ricca ed
interessante è la ceramzica messapica con vasi a "trozzella" caratteristici per
le coppie di rotelle generalmente applicate all'attaccatura delle anse del collo
segnalate in dialetto locale "trozze" o "trozzelle". Le vetrine
dei "bronzi" sono altrettanto interessanti e mostrano elmi, strigili, fibule di
varie forme, bracieri e statuine votive. Tuttavia, dopo Porta S. Biagio in linea retta, vi
è il Monumento ai Caduti (1928 - E. Maccagnani) e Casa del Mutilato
(1928 - G. Mantovano) e la Torre del Parco poderosa costruzione cilindrica
costruita nel 1419 da Giov. Antonio del Balzo Orsini, Principe di Taranto e Conte di
Lecce, come residenza sub-urbana.
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